L’Intervista a Pino Calautti …Aspettando Ferrara il 3 e 4 Novembre

pinoRoba di… Pino

Prodigarsi per la canzone d’autore alla ricerca di una parte autorale che sia degna di sposare la musica di un certo valore non è così semplice. Alle spalle richiede un lavoro che ha dell’incredibile, per dedizione e attinge la sua forza dalla  passione scaturita da alcuni incontri fondamentali. Incontri che ti cambiano la vita e danno il là ad associazioni che meritano di essere consociute meglio.

Pino la tua Associazione “Aspettando Godot ” promuove da sei anni una Rassegna che mostra di avere una particolare anima.  Come è nata? Quali sono i suoi obiettivi?

La matrice è comune anche se a Bordighera tiriamo in ballo  la storia del Progressive italiano abbinata alla Storica Canzone d’autore Italiana mentre a Ferrara ci occupiamo solo della Canzone d’Autore.

Che città sono Bordighera e Ferrara?

Per quanto riguarda le nostre manifestazioni, sono città che hanno un approccio alla musica d’autore totalmente differente.  Opposto, l’una rispetto all’altra. La differenza è marcata dal fatto che Bordighera è nel ponente ligure, dove si trova il feudo del Club Tenco. Da 40 anni è in piedi  e promuove la canzone d’autore, quindi ha abituato il pubblico a vivere un certo tipo di esperienza musicale. Ferrara vanta un pubblico meno attento alla parte autorale e ha bisogno dei grandi nomi per lasciarsi coinvolgere.

Sei anni sono anni importanti e permettono di sperimentare nuovi scenari musicali. La tua ricerca personale nella Canzone d’autore su quale prinicipi la basi?

La scintilla è stata la conoscenza personale con Amilcare Rambaldi. Dalla sua passione e dal suo impegno ho imparato tanto. Ho passato ore a scrivere con lui e mai dimentico di questo mi sono deciso a continuare la strada sulla quale lui stesso mi ha incamminato. La storia di Amilcare è  stata piena di sacrifici. All’inizio il Club Tenco era senza risorse e non aveva la visibilità e il rispetto mediatico che ha ora. Alla lunga, però i media gli hanno dato ragione e questo dato di fatto mi fa ben sperare. Sono certo che a lungo andare, i nostri sforzi saranno ripagati.

Soddisfatto del risultato?

Sì, anche se i Media vanno nella direzione opposta, c’è un nucleo sempre più ampio di persone che non aspettano altro che di vivere l’esperienza legata alla musica d’autore. Ecco perché, sempre più spesso, siamo costretti a chiudere anticipatamente le prevendite dei biglietti per la crescente richiesta.  Complice la nostra filosofia secondo la quale  la musica d’autore deve costare poco, proposta, se possibile,  anche ad offerta libera. Il pubblico  rimane, ovviamente, sorpreso dei prezzi così bassi.
A monte  il nostro obiettivo è non   guadagnare sulla musica ma condividerla.

Le persone quasi non credono all’artista di valore che costa poco.
Mentre noi ribadiamo che lo stare insieme è un controvalore importante che non ha prezzo o non ne ha uno ben definibile.

Associare figure come quelle di Roberto Kunstler e di Gian Piero Alloisio, meno conosciute dal grande pubblico (perché hanno  lavorato più sul contenuto artistico che sulla visibilità) agli artisti conosciuti ad ampio raggio.  Solo così  i ragazzi hanno la possibilità di  scoprire   mondi cantautorali fino ad un attimo prima creduti inesistenti.

Che impegno è dal punto di vista umano una rassegna come quella della Rassegna storica e Nuova Canzone d’Autore?

E’ una rassegna devastante fisicamente ma umanamente appagante. Significa, da una parte, stare dietro ad ogni aspetto organizzativo e subisco molto il peso di lavori che sono necessari e non delegabili e dall’altra, alimentare un sogno  di cui continuo a subire il fascino.
Aspettando Godot è una piccola associazione che porta avanti un progetto culturale con il massimo della disponibilità emotiva.

Da appassionato ti posso dire che il mio sogno è riuscire a portare qui dal vivo Joan Baez. E non è esluso che si possa fare.

L’omaggio a Lolli era necessario e aspettando Godot è la metafora dei sogni irraggiungibili o dei sogni che ci passano accanto ma dei quali non ci accorgiamo. Anche se è bene ricordarsi che è importante mai dire mai.

E’ importante non perdere le proprie radici musicali perché per la musica nata negli anni 70 sta vivendo, anagraficamente,  gli ultimi fuochi. I principali interpreti si avviano al tramonto e la mia generazione sa che è fondamentale portare riconoscenza ai Maestri della grande musica d’autore.

Presto saremo orfani del ’900. C’è secondo te un ricambio generazionale adeguato di autori?

Di autori ce ne sarebbero anche tanti però il mondo è cambiato e non ha più voglia di ascoltare e questi nuovi autori stentano ad imporsi all’attenzione generale. Tuttavia sapere della loro esistenza mi tranquillizza e mi infonde buona speranza.

Quindi?

Appuntamento quindi a FERRARA al Teatro Estense, alla VI Rassegna Storica e Nuova Canzone d’Autore 2017, il 3 e 4 Novembre p.v., alle ore 20:45.

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di Giovanni Pirri

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