Recensioni in breve : #Zucchero e il suo #Blackcat

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E’ una moda prevalentemente italiana. E così mi sorprende il fatto che la pubblicazione di ogni disco debba essere accompagnata dalla citazione di musicisti e/o produttori con indicati tra parentesi i personaggi / artisti per i quali hanno lavorato. Se un progetto musicale è valido non dovrebbe avere bisogno di questo. Però in campo giornalistico lo strillo è tutto e allora ecco che ad esempio del disco di Zucchero Fornaciari  scaricato da iTunes all’una del mattino di oggi (noi i dischi ce li compriamo) si sa bene che è stato prodotto da T Bone Burnett (Elvis Costello, Elton John, Tony Bennett e altri), Brendan O’Brien (Bruce Springsteen, Pearl Jam, Bob Dylan e altri) e Don Was (The Rolling Stones, Iggy Pop, Bob Dylan e altri).

Black cat è un disco composito.  Finita l’era del   “La Sesion Cubana” che ci ha “zuccherato” la vita regalandoci un retrogusto da Piano Bar d’alto bordo ecco che Adelmo  torna alla carica  con un album che, in fatto di inediti, pesa una attesa che è durata 5 anni.

Chocabeck risale infatti a quel lontano 2010 in cui il suo   “concept album”  rappresentava una domenica dall’alba al tramonto di un immaginario paese della “bassa” Pianura Padana. La stessa pianura dalla quale proviene ora il grido di “Parmiggiano Reggiano” perché Zucchero, ama spesso vantarsi  delle proprie origini emiliane.

E se è vero che Chocabeck  faceva  riferimento ad una serie di situazioni mirate a rievocare un suono, quello della domenica di paese, senza intenti nostalgici, ma semplicemente per far tornare alla memoria particolari sensazioni di vita particolarmente care al cantante, in The Black Cat è altrettanto certo che c’è il tentativo di evocare quei suoni che solo grandi nomi  dovrebbero saper tirare fuori / produrre.

Ne esce fuori un potpourri (o pot-pourri) che sa un po’ di  Dualità a tracce alternate e in svolgimento completo nell’arco temporale di 13 canzoni che driblano   tra anima, personalità e relazioni.

Il divertimento musicale, in tale direzione, è ben garantito e fa da sfondo al bisogno / necessità di raccontare di illuminati incontri che in alcuni momenti sono in grado di infiammare altrui sensibilità come nel caso di Ci Si Arrende- feat. Mark Knopfler arrangiato da Don Was.

E a chi ci dovesse chiedere notizie di quel Soul che, in passato, ha saputo stordirci e al tempo stesso animarci a nuovi ascolti… Entrando nel dettaglio dopo “Parmiggiano Reggianonella seconda traccia Zucchero scomoda sonorità che rievocano il mitico brano de  “il mare al tramonto…” etc etc” e in effetti dopo il tramonto evocato dall’ultimo brano di chocabeck ci sta ripartire da quella idea . In Black Cat torna il soul ironico di zucchero potenziato dal rock maturato con l’esperienza. Curioso che ci dica /canti che ci siano  “13 Buone ragioni ” o motivi per preferire una birra ed un panino al salame a “lei o lui” senza dirci però chi sia lui o lei e ovviamente i 13 motivi. Ed ancora subito dopo segua il brano “Ti voglio sposare” Espressione chiara del Tipico ripensamento italico?

Il soul ironico appare chiaro in “L’anno dell’amore” dopo la breve parentesi emozionale di “Ci si arrende” feat Mark Knopler e i “Ten more days” in cui Zucchero si fa intenso . È’ chiaro che quest’ultimo brano serva a spezzare la tensione …certi pensieri…

Ma riprendere a vivere e’ inevitabile e il taglio soul ci sta. A “Hey lord” il compito di ristabilire gli equilibri anche se il suo sound non ci racconta nulla di nuovo. Il nuovo alla Rustici per intenderci. Ma la coralità e’ una parte residente nell’anima di Adelmo e Hey Lord e’ un brano corale.

Meglio a questo punto scomodare i sogni e in “Fatti di sogni” Zucchero torna a suggerirci quel tema delle atmosfere sviluppato nel concept album del 2010.

Fatti di sogni” e’ una canzone che canta verità anche perché quelli che volano ancora son davvero pochi.

Meglio allora continuare con il genere rock-soul-sugar che ci sta tutto con “La tortura della Luna” in cui zucchero innova il concetto di Alba parlando di vera e propria eiaculazione del sole.

Chiudono il disco “Love again “, “Terra incognita” , “Voci” , “Street of surrender (s.o.s)”

Love again” e’ perfetta per rispondere a tutte le chiamate che nel frattempo hai rimandato indietro per ascoltare il disco. Nulla di particolare. Un riempitivo che da’ maggiore risalto alla liricità di “Terra incognita” che di cose invece ne dice eccome. Parla di vuoti. …No more baby no more

Voci” e’ un capitolo a parte nel mondo a parte che Zucchero pubblica proprio oggi. Parla di voci che parlano che riempiono ben 3 minuti e 47 evocando il classico …mama don’t cry…  Ossia quel mood che è ben noto al nostro Reggiano d.o.c

Chiude il disco , come già accennato, il brano scritto a quattro mani con Bono: “Street of surrender (s.o.s)”. Da parte nostra 3 minuti e 58 di silenzio. Consigliamo di ascoltare questo brano guardando, senza audio, le immagini di quei giorni tragici di Parigi e di Bruxelles. Verrà naturale domandarsi il perché gli uomini siano capaci di ordire tragedie così grandi. Ovviamente una risposta logica a questa domanda non può esistere.

Il voto di questo album? 7+

di Giovanni Pirri

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