Le Interviste di Allinfo : Gabriele Ciampi (@GCiampiMusic)

Gabriele Ciampi_9549_b(@GCiampiMusic)

Gabriele Ciampi tornerà in Italia il prossimo 30 novembre, direttamente da Los Angeles, per cimentarsi nell’impresa che lo vedrà dirigere l’Orchestra stabile de I Pomeriggi Musicali, fiore all’occhiello del Teatro dal Verme di Milano e simbolo eccelso di classicismo… nel senso più positivo  ed alto del termine.

La serata di fine novembre si mostra, fin da subito,  speciale ed è per tale ragione che abbiamo raggiunto al telefono Gabriele per saperne di più.

Sei pronto a ripartire per questa nuova avventura?

Sono davvero contento di ripartire avendo l’opportunità di dirigere la grande Orchestra de I pomeriggi Musicali, soprattutto in considerazione del fatto che, insieme a loro, è stato possibile entrare nella stagione concertistica del Teatro dal Verme. Dopo molti anni di lavoro questo risultato mi gratifica con piacere.   Fra tutti i concerti sino ad oggi diretti,  a livello di prestigio, questo è sicuramente tra i  più importanti.

Con questo concerto cambi rotta e affronti nuovi esperimenti sonori in un gioco che è decisamente in crescendo. Quale tipo di emozione troverà il suo fondamento?

Questo concerto è diviso in tre blocchi.
La prima parte è esclusivamente cameristica:  tre solisti della mia orchestra, la CentOrchestra,  verranno a Milano e si esibiranno in trio.
Poi subentrerà  la parte legata alle chitarre, vessillo imprescindibile della mia ricerca sonora: chitarre acustiche e classiche provenienti dalla CentrOrchestra che si scopriranno a dialogare  con l’Orchestra de I Pomeriggi Musicali e metteranno a confronto approcci diversi al  linguaggio musicale che più amo. Per quanto riguarda la terza ed ultima parte sarà dedicata al Concerto per Pianoforte e Orchestra che sarà eseguito per la prima volta in versione integrale nei suoi tre movimenti e durerà circa 25 minuti. Negli altri spettacoli (anche quelli americani) il Concerto  è stato eseguito sempre in forma ridotta, anche alla Casa Bianca. A supportarmi ci sarà Stefania Argentieri,  la pianista con la quale collaboro da tre anni.

Da parte tua è un po’ un ulteriore  mettersi a nudo?

E’ mettersi alla prova con un’Orchestra che ha una grande esperienza, senza dimenticare il fatto che  si sta, a sua volta, mettendo in gioco. Rispetto agli altri concerti cambia inoltre l’approccio:  con l’Orchestra proverò  solo il giorno del concerto in quanto la preparazione sta avvenendo a distanza.

Da questo concerto nascerà un nuovo progetto discografico?

Nel 2016 uscirà  il nuovo album e, in più  della serata del 30 novembre  verranno registrate le immagini. Sono, tuttavia,  due momenti diversi anche se tra di loro interdipendenti.

L’aver vinto numerosi premi anche per una Extraordinary Ability ha trasformato i tuoi  concerti in un costante dovere / piacere di responsabilità?

Decisamente. L’esser entrato tra le eccellenze italiane  impone una responsabilità che merita attenzione e vuole ricompensare chi ha scelto di premiare i miei sforzi. Non solo americani ma, dal 2014, anche italiani.

A proposito di differenze in fatto di eccellenza, tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America come vanno le cose?

Rifletto spesso sul fatto che in Italia si è persa un po’ l’identità dell’artista in quanto non c’è più equilibrio tra arte e fenomeno commerciale. Se  non c’è  sostanza, commercialmente si tende ad imporre il personaggio. Le istituzioni classiche si sono poi chiuse e chi aveva qualche possibilità è andato all’estero. Rispetto agli USA, la situazione in Italia non è per nulla  rosea  e se pensi che  è stato proprio il nostro Paese ad esportare la cultura musicale nel mondo ciò è veramente brutto. La speranza è nel ricambio generazionale in grado di smuovere le coscienze e di muovere a responsabilità artisti e addetti ai lavori. Proprio come stanno facendo I pomeriggi musicali nell’Universo classico in cui si muovono.

Cosa hai fissato dell’esperienza dell’Auditorium e quale esperienza speri di catturare in questo tuo nuovo percorso?

Il 2014 mi ha colpito per la fiducia ricevuta. Nel 2014 inserirmi come giovane artista nella programmazione dell’Auditorium non è stato affatto facile e, quindi, mi ha colpito questa apertura che è stata per me occasione di nuove esperienze.
Del 2015 spero di riuscire ad imprimere in me  il grandissimo stimolo che saprà produrre questa nuova collaborazione visto che considero l’opportunità di poter collaborare con I pomeriggi musciali un traguardo notevole. E in parte è stato già raggiunto.

Dal punto di vista caratteriale come vivi le tue nuove esperienze:  istintivamente o razionalmente?

Tendo a viverle mettendo sempre in evidenza il buono che c’è in ogni azione che compio, visto che,  potenzialemente, potrebbe nascondere  dei problemi. Caratterialmente, quando concludo un nuovo concerto,  l’istinto mi spinge ad andare oltre e a pensare subito a quello che deve esser fatto. In genere ricomincio dagli errori che ho avuto la fortuna di fissare. L’obiettivo  costante è di  migliorare. Quando  mi è stata  offerta questa opportunità  con I Pomeriggi Musicali ho pensato subito ad accettarla senza stare troppo a preoccuparmi di quello che avrei fatto e del  programma musicale che avrei scelto.

Concludendo possiamo affermare che in questo crescendo musicale c’è anche un crescendo di emozioni che ti tocca da vicino e diventa opportuntina di crescita?

Decisamente sì, perché riprendo in essere un percorso legato ad alcuni brani che ho avuto la fortuna di comporre in questi anni e di eseguire quelli composti appositamente per questo evento. Dunque posso legittimamente affermare che è già un crescendo sia musicale, nelle attestazioni, sia nel  modo di comporre. Ed ancora:  un crescendo del mio linguaggio rispetto a Roma e Los Angeles.

E…

Ci tengo a dire che la mia gratifica sta nel riconoscimento come compositore che compone e dirige la propria musica. Soprattutto laddove, di questi tempi c’è una profonda confusione tra i ruoli. A maggior ragione se vieni accolto a braccia aperte  da chi è titolare della tradizione classica visto che il mio  percorso  non può definirsi propriamente classico. In un mondo in cui c’è spesso chiusura totale, questo risultato mi dà tante soddisfazioni.

di Giovanni Pirri

 

 

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