Al RAVELLO FESTIVAL due imperdibili esibizioni di RAMIN BAHRAMI:

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Mercoledì 5 agosto “MARATONA BACH” con i SOLISTI AQUILANI e MASSIMO MERCELLI; venerdì 7 agosto con DANILO REA. Domani sul palco il QUARTETTO SAVINIO, giovedì 6 agosto “DAY OF PERCUSSION”.

Il Ravello Festival, quest’anno dedicato al tema dell’”InCanto”, omaggerà Johann Sebastian Bach con due imperdibili serate che avranno come protagonista il pianista iraniano Ramin Bahrami, uno degli ambasciatori, tra i più ammirati e credibili a livello internazionale, dello straordinario repertorio delle musiche del compositore tedesco.

Il primo appuntamento sarà mercoledì 5 agosto con la “Maratona Bach: Concerti Brandeburghesi”. Durante la serata, divisa in due tempi, verranno proposti, come novità assoluta, tutti e sei i celebri Concerti Brandeburghesi, secondo modalità tanto stimolanti quanto inconsuete.

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Nella prima parte (Belvedere di Villa Rufolo – ore 20.00 – posto unico 25 euro) saranno protagonisti sul palco I Solisti Aquilani e il flauto di Massimo Mercelli, noto strumentista che vanta collaborazioni con Glass, Gubaidulina e Penderecki. Nella seconda parte, invece, farà il suo ingresso i scena anche Ramin Bahrami che col suo pianoforte incanterà il pubblico del Festival (Belvedere di Villa Rufolo – ore 23.00 – posto unico 25 euro / posto unico per i due eventi 35 euro).

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Il 7 agosto, Ramin Bahrami tornerà sul palco del Ravello Festival 2015 al fianco, stavolta, del pianista jazz Danilo Rea con una novità assoluta: “In Bach? (Belvedere di Villa Rufolo – ore 21,45 – posto unico 35 euro). La passione del pianista iraniano per le opere meno conosciute e meno eseguite di Bach si mescolerà alle sublimi qualità del jazzista italiano per portare la musica alta del compositore tedesco ad un pubblico il più vasto possibile rendendola fruibile anche al più giovane ascoltatore. Durante la serata per due pianoforti, nella quale il genere classico sarà contaminato con l’improvvisazione jazz, non mancherà l’esecuzione delle composizioni più famose di Bach come l’Aria sulla quarta corda ed il Primo Preludio e Fuga dal clavicembalo ben temperato.

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Martedì 4 agosto, sarà invece dedicato a due grandi compositori Beethoven e Schubert (Villa Rufolo – ore 21.45 – posto unico 30 euro). Per l’occasione saliranno sul palco dell’elegante Sala cavalieri nei Giardini di Villa Rufolo il Quartetto Savinio e due tra i più apprezzati musicisti francesi, appassionati interpreti di Beethoven: il violoncellista Alain Meunier e la pianista Anne Le Bozec. In programma, tra l’altro, il monumentale Quintetto di Schubert per due violoncelli.

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Il Quartetto Savinio, composto da Alberto Maria Ruta e Rossella Bertucci (violini), Francesco Solombrino (viola) e Lorenzo Ceriani (violoncello) si è affermato in prestigiosi Concorsi e vanta la partecipazione nelle più importanti istituzioni concertistiche italiane.

Giovedì 6 agosto il Festival registra un netto cambio di registro e di genere con Day of Percussion”, un doppio appuntamento dedicato esclusivamente alle percussioni (Belvedere di Villa Rufolo – ore 20.00 e ore 23.00 – posto unico per i due eventi 10 euro).

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Durante la prima parte della serata, Antonio Caggiano dirigerà il Chigiana Academy Percussion Ensemble sullo storico brano Drumming”, composto dall’americano Steve Reich nel 1971 dopo essere stato ammaliato da un viaggio in Africa; questo brano rappresenta, infatti, il punto di incontro tra cultura occidentale e non.

Hamid Drake  27 © Roberto Cifarelli_b logo-ravello-2015

In seconda serata, invece, sul palco del Ravello Festival si esibirà una coppia di strumentisti “assortita” e collaudata: il vibrafonista ravellese Pasquale Mirra e il batterista Hamid Drake. I due hanno iniziato a collaborare nel 2008 ricercando sonorità sempre in bilico tra il jazz dell’italiano e la ritmicità, venata di suggestioni spirituali, dell’americano.

Martedì 4 agosto
Villa Rufolo, ore 21.45
Quartetto Savinio
Alain Meunier,
violoncello – Anne Le Bozec, pianoforte

Musiche di Beethoven, Schubert

Posto unico € 30

Franz Schubert (1797-1828)
Quartetto per archi n. 12 in Do minore, D. 703 – “Quartettsatz”
Allegro assai | Andante (frammento)

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sonata per violoncello e pianoforte n.5 in Re Maggiore, op.102 n.2
Allegro con brio | Adagio con molto sentimento d’affetto | Allegro. Allegro fugato

Franz Schubert 
Quintetto per archi in Do maggiore op.163, D.956
Allegro ma non troppo | Adagio | Presto e Trio: Andante sostenuto | Allegretto

Mercoledì 5 agosto
Belvedere di Villa Rufolo, ore 20.00 e ore 23.00
Maratona Bach: Concerti Brandeburghesi
I Solisti Aquilani 
Ramin Bahrami, pianoforte
Massimo Mercelli, flauto
Musiche di
 Bach, Colasanti
Posto unico ore 20.00 € 25
Posto unico ore 23.00 € 25
Posto unico per i due eventi € 35

ore 20.00
I Solisti Aquilani
Massimo Mercelliflauto

Johann Sebastian Bach (1685- 1750)
Concerto brandeburghese n.3 in Sol Maggiore, BWV 1048 
Allegro |Adagio | Allegro

Concerto Brandeburghese n.6 in Si bemolle Maggiore, BWV 1051 
Allegro | Adagio ma non tanto | Allegro

Concerto Brandeburghese n.4 in Sol Maggiore, BWV 1049
Allegro | Andante | Presto

Silvia Colasanti (1975)
Partita per flauto e archi*

Massimo Mercelli flauto

*Commissione di Ravello Festival, Emilia Romagna Festival, Associazione I Solisti Aquilani, Amiata Piano Festival

ore 23.00
I Solisti Aquilani
Ramin Bahramipianoforte
Massimo Mercelliflauto

Johann Sebastian Bach 
Sonata in Si minore, BWV 1030
Andante | Largo e dolce | Presto | Allegro

Concerto Brandeburghese n.2 in Fa Maggiore, BWV 1047
Allegro |Andante | Allegro assai

Concerto Brandeburghese n.1 in Fa Maggiore, BWV 1046
Allegro | Adagio |Allegro | Minuetto, Trio I, Polacca, Trio II

Concerto Brandeburghese n.5 in Re Maggiore, BWV 1050
Allegro | Affettuoso | Allegro

Massimo Mercelliflauto
Ramin Bahramipiano concertante

Giovedì 6 agosto

Belvedere di Villa Rufolo
Day of Percussion

Ore 20.00
“Drumming” di Steve Reich
Antonio Caggiano
Ensemble di strumenti a percussioni dell’Accademia Chigiana

Ore 23.00
Pasquale Mirra meets Hamid Drake
Posto unico per i due eventi € 10

Venerdì 7 agosto

Belvedere di Villa Rufolo, ore 21.45
In Bach?
Danilo Rea & Ramin Bahramipianisti 
Novità 2015
Posto unico € 35

Quartetto Savinio. Fondato nel Febbraio del 2000 da i suoi quattro attuali componenti, il Quartetto Savinio, sin dal debutto al Teatro Diana di Napoli, si impone all’attenzione di critica e pubblico per le sue eccellenti capacità tecniche-quartettistiche ed interpretative e grazie ad affermazioni in prestigiosi Concorsi (1° premio “Concorso Internazionale di Musica da Camera di Caltanissetta, 3°Premio D. Shostakovich International Competition Moscow, Premio V. Rimbotti 2003 all’unanimità) è ospite per le più prestigiose istituzioni concertistiche italiane: Associazione Mozart Italia, Amici della Musica Firenze, Musica Insieme Bologna, Unione Musicale Torino, Università La Sapienza Roma, Accademia Filarmonica di Bologna, Lingotto Musica Torino, Fondazione Piccinni di Bari, Teatro Olimpico Vicenza, Società dei concerti di Parma, Ass. Scarlatti Napoli, Maggio della Musica, Cappella della Pietà dei Turchini, Teatro Verdi Salerno, Amici della Musica Padova, Ass. Filarmonica Umbra, Casa della Musica Parma, Università Cattolica di Roma, Festival Internazionale Città di Castello, Festival di Ravello, Teatro Bibiena Mantova, Amici della musica di Palermo, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Festival di Portogruaro, Concerti del Quirinale trasmessi dal vivo su Radio 3 e ripreso da RaiSat e Rai3, Bologna Festival, e all’estero si è esibito in Sala Ciaikovsky Mosca, Stati Uniti, Germania, Francia, Spagna, Turchia, Brasile, Inghilterra ecc. Il Quartetto, formatosi alla Scuola di Musica di Fiesole sotto la guida dei Maestri Piero Farulli e A. Nannoni, grazie alla “Accademia Europea del Quartetto” ha avuto modo di avvalersi dei consigli di alcuni miti del Quartetto d’archi fra cui: M° N. Brainin, M. Skampa, H. Beyerle, V. Berlinsky, Z. Gal. Nel 2005-2006, in occasione delle celebrazioni Mozartiane, il Savinio ha ideato ed interpretato con Sandro Cappelletto il racconto-concerto “La Notte delle Dissonanze” per molti dei più prestigiosi enti italiani. Recentemente è stato invitato ad esibirsi in Quintetto con M. Campanella al concerto–evento Telethon ed ha tenuto una lunga tournèe nei Balcani. Continueranno le collaborazioni artistiche con illustri musicisti, quali i pianisti Roberto Cominati, G. Andaloro, A. Lucchesini, M. Fossi, A. Cannavale, F. J. Thiollier, B. Canino, il chitarrista G. Bandini, il clarinettista C. Giuffredi, i violisti A. Farulli, S. Braconi e B. Boano, il cornista G. Corti, il violoncellista A. Meunier. Il Quartetto è molto attivo anche nell’ambito della Musica Contemporanea collaborando con compositori quali: F. Vacchi, A. Corghi, M. D’Amico, R. Bellafronte, R. Panfili, R. Molinelli, ed è stato invitato dall’Ass. Amici della Musica di Firenze per l’esecuzione in prima assoluta italiana di “Fetzen” di W. Rhim per quartetto e fisarmonica. Nel Dicembre 2011 QS ha ricevuto a L’Aquila il Premio Carloni 2011 quale “Miglior giovane Interprete italiano 2011”.

Anne Le Bozec conclude i suoi studi al Conservatorio Superiore di Parigi con tre Primi premi in Pianoforte, Musica da camera e Accompagnamento vocale. Specializzata nel repertorio liederistico, ha vinto vari concorsi internazionali, tra cui il “Wolf” di Stoccarda ed il “Nadia Boulanger” di Parigi. Alla sua crescita artistica ha contribuito la frequentazione di musicisti illustri come Hokanson, Lifschitz, Koerner, Zimmermann, Varady, Fischer-Dieskau. ollabora in ambito cameristico con Sabine Devieilhe, Marc Mauillon, Cyrille Dubois, Isabelle Druet, Didier Henry, Philippe Huttenlocher, Olivia Hughes, Sandrine Tilly. Ha suonato alla Cité de la musique, Salle Pleyel, Opéra Bastille, Musikverein Wien, Filarmonica di Colonia, Concertgebouw Amsterdam, Palau de la Musica Barcelona, Seoul Art Center. I suoi dischi dedicati al Lied (Schubert, Wolf, Chopin, Brahms) sono considerati un punto di riferimento nella produzione attuale. Docente di Accompagnamento vocale al Conservatorio di Parigi, ha diretto per cinque anni l’unica classe di Melodia francese in Germania (a Karrlsruhe) e tiene, oggi, masterclass in tutto il mondo.

Alain Meunier ha compiuto i suoi studi musicali al Conservatorio di Parigi, dove è nato. Nel corso di una lunga carriera, ha privilegiato il repertorio cameristico, per il piacere di fare musica d’insieme con colleghi illustri in tutto il mondo. È tra i fonadatori, ad esempio, del prestigioso Festival di Musica d’Insieme a Napoli. Profondamente attento alla produzione del proprio tempo, è dedicatario di molti lavori per violoncello. La sua discografia cameristica è di una ricchezza e varietà non comuni. Ha fatto parte del Quartetto e del Quintetto Chigiano, del Quatuor Ivaldi, del Trio Europa. La sua prima registrazione delle Suites di Bach è stata molto lodata dalla critica internazionale, e ci sono voluti vent’anni prima che Meunier le incidesse di nuovo. Professore onorario dei Conservatori Nazionali Superiori di Lione e di Parigi, è stato a lungo docente alla Chigiana e oggi insegna presso numerose istituzioni europee. É presidente del cda del Polo Superiore di Musica e Danza di Bordeaux-Aquitania e dirige il Festival “Quatuor à Bordeaux”. Anne Le Bozec e Alain Meunier hanno recentemente registrato l’integrale delle Sonate per violoncello e pianoforte di Beethoven per l’etichetta Maguelone.

Ramin Bahrami è considerato uno tra i più importanti interpreti bachiani viventi a livello internazionale. Dopo l’esecuzione dei Concerti di J.S. Bach a Lipsia nel 2009 con la Gewandhausorchester diretta da Riccardo Chailly, la critica tedesca lo considererà: “un mago del suono, un poeta della tastiera… artista straordinario che ha il coraggio di affrontare Bach su una via veramente personale…”(leipziger volkszeitung). La ricerca interpretativa del pianista iraniano è attualmente rivolta alla monumentale produzione tastieristica di Johann Sebastian Bach, che Bahrami affronta con il rispetto e la sensibilità cosmopolita della quale è intrisa la sua cultura e la sua formazione. Le influenze tedesche, russe, turche e naturalmente persiane che hanno caratterizzato la sua infanzia, gli permettono di accostarsi alla musica di Bach esaltandone il senso di universalità che la caratterizza. Bahrami si è esibito in importanti festival pianistici tra cui “La Roque d’Anthéron”, Festival di Uzés, il Festival “Piano aux Jacobins” di Toulose, il Tallin Baroque Music Festival in Estonia e il Beijing Piano Festival in Cina, Festival di Brescia e Bergamo, Ravello Festival ed in prestigiose sedi italiane come La Scala di Milano, la Fenice di Venezia, l’Accademia di Santa Cecilia a Roma, ecc… Nato a Teheran si diploma con Piero Rattalino al Conservatorio “G. Verdi” di Milano,approfondisce gli studi all’Accademia Pianistica di Imola e con Wolfgang Bloser alla Hochschule für Musik di Stoccarda.  Si perfeziona con Alexis Weissenberg, Charles Rosen, András Schiff, Robert Levin e in particolare con Rosalyn Tureck. Ramin Bahrami incide esclusivamente per Decca-Universal, i sui CD sono dei best seller e riscuotono sempre molto successo di pubblico e di critica tanto da indurre il Corriere della Sera a dedicargli una collana apposita per 13 settimane consecutive. Ramin Bahrami ha scritto due libri per la Mondadori e prossimamente uscirà il terzo edito Bompiani. Recentemente ha avuto il privilegio di inaugurare la stagione di musica da camera di Santa Cecilia a Roma e al Beethoven Festival di Varsavia in collaborazione con il flautista Massimo Mercelli. Reduce da un concerto trionfale nella sala grande dell’Accademia Liszt a Budapest, prossimamente si esibirà alla Tonhalle di Zurigo e inciderà l’ Offerta Musicale di J.S. Bach con le prime parti di Santa Cecilia. E’ stato insignito del premio Mozart Box per l’appassionata e coinvolgente opera di divulgazione della musica, bachiana e non solo, inoltre è stato insignito del Premio “Città di Piacenza–Giuseppe Verdi” dedicato ai grandi protagonisti della scena musicale, riconoscimento assegnato prima di lui a Riccardo Muti, Josè Cura, Leo Nucci e Pier Luigi Pizzi.

Massimo Mercelli. Allievo di Maxence Larrieu ed André Jaunet, Massimo Mercelli ha intrapreso la carriera di solista e suona regolarmente nelle maggiori sedi concertistiche del mondo: Carnegie Hall di New York, Filarmonica di Berlino, Gasteig di Monaco, Teatro Colon di B. Aires, Mozarteum di Salisburgo, Concertgebouw di Amsterdam, Wigmore Hall di Londra, e nei festival di Ljubljana, Berlino, Santander, Vilnius, San Pietroburgo, Bonn, Rheingau, Jerusalem, collaborando con artisti quali Yuri Bashmet, Krzysztof Penderecki, Philip Glass, Ennio Morricone, Luis Bacalov. L’11 settembre 2006 ha suonato presso l’auditorium dell’ONU, a New York. Nel 2008 si è esibito alla Filarmonica di Berlino e alla Sala Grande del Conservatorio di Mosca in un galà con Yuri Bashmet e Gidon Kremer ed ha eseguito la prima mondiale di Vuoto d’anima piena di Ennio Morricone sotto la direzione del maestro. Ha partecipato, alla Filarmonica di Varsavia, al festival dedicato ai 75 anni di Krzysztof Penderecki. Nella stagione 2009-10 ha suonato al Teatro Nazionale di Praga con Denice Graves, in Cina per l’Expo mondiale, al MiTo festival di Milano, al MusikVerein di Vienna. Ha effettuato la 1° esecuzione mondiale del concerto per flauto ed orchestra di Michael Nyman a lui dedicato. Nel settembre 2012 è uscito il cd “Massimo Mercelli performs Philip Glass” con l’integrale della musica per flauto di Philip Glass edito da Orange Mountain Record.

É stato membro della giuria dei numerosissimi concorsi internazionali tra cui ricordiamo i concorsi di Ginevra, Parigi, New York, Pechino. Apprezzato didatta ha tenuto Masterclass e Docenze in Università e Conservatori di tutto il mondo.

Tra gli ultimi impegni ricordiamo la registrazione delle sonate di J.S. Bach con Ramin Bahrami per DECCA, la prima mondiale del nuovo concerto a lui dedicato da Sofia Gubaidulina e la partecipazione al concerto per gli 80 anni di Krysztoff Penderecki alla Filarmonica di Varsavia e al concerto dedicato all’Italia a Sochi durante le Olimpiadi.

I Solisti Aquilani. Operavano a Roma e avevano a capo un direttore d’orchestra che era il più sognatore di tutti: Vittorio Antonellini. Tenevano già numerosi e applauditi concerti nei luoghi musicali più prestigiosi della capitale. Un giorno li ascoltò ammirato Goffredo Petrassi cui un altro sognatore, anzi il principe dei sognatori, Nino Carloni, aveva chiesto di fare dei sondaggi per trovare un complesso da camera disposto a lavorare nell’ambito delle iniziative musicali aquilane.

La Camerata Musicale Romana divenne così I Solisti Aquilani, che debuttarono all’Auditorium del Castello Cinquecentesco dell’Aquila il 21 Aprile 1968, scrivendo come corollario al nome “Complesso Abruzzese da Camera della Società Aquilana dei Concerti”. Quel terribile utopista di Carloni ce l’aveva fatta: iniziava, come diceva “a far fuoco con la propria legna”, in poche parole a produrre la musica, oltre che organizzarla. I Solisti Aquilani nel 1970, insieme all’Orchestra Sinfonica Abruzzese, costituirono le ruote forti dell’ingranaggio, il cui primo motore era stato la “Barattelli”.

A livello locale dunque, con I Solisti Aquilani, nasceva per la prima volta un nucleo di produzione musicale che non soltanto assicurava un grande contributo, in termini di produzione, a quel progetto cui si accennava, ma realizzava per la vita musicale aquilana e abruzzese un mezzo di comunicazione concreta e di confronto con il mondo musicale italiano e internazionale. Infatti se una città come L’Aquila, allora come oggi di circa 60 mila abitanti, oltre a essere a opera della sua Società dei Concerti un punto nodale di incontri musicali, di altissimo livello, diveniva sede di un gruppo che produceva ed “esportava” la musica. La nascita dei Solisti Aquilani, in ambito nazionale, si inseriva in quel progetto di rivalutazione del patrimonio strumentale italiano sei-settecentesco dimenticato per tutto l’Ottocento e i primi decenni del nostro secolo e via via riportato alla luce da più colti interessi musicologici a partire dagli anni ’30 e ’40. Nel 1968 esistevano già I Solisti Veneti, I Virtuosi di Roma e I Musici, tutti impegnati nei confronti di questo così affascinante e “italianissimo” repertorio, ma I Solisti Aquilani si caratterizzavano per la loro collocazione geografica essendo essi l’unica struttura del genere nel meridione che realizzava di fatto un modo nuovo di pensare la musica. Un altro motivo di originalità dei Solisti Aquilani rispetto alle similari formazioni che già operavano in Italia stava proprio nella vocazione sociale di stretto rapporto con la realtà nella quale intendevano operare.

Proprio agli inizi dell’attività I Solisti a Bologna e dintorni tennero un ciclo di concerti sponsorizzati dalla Buton; al termine ebbero dal conte Sassoli, titolare di uno dei rami della celebre ditta di liquori italiani, la proposta di cambiare sede e nome con un contratto di sponsorizzazione ai tempi molto appetitoso: la risposta fu no. Antonellini e i suoi nella scelta non furono condizionati da sentimentalismi tribali; nessuno era allora abruzzese. Essi erano affascinati dall’idea di progettare un modo nuovo di essere musicisti: non soltanto cioè esecutori, pur abilissimi, quanto piuttosto protagonisti di un’esperienza umana e musicale diversa. L’Aquila e l’Abruzzo offrivano questa stimolante occasione, e questo pareggiava il conto ben pesante delle difficoltà obiettive di creare, mantenere, relazionare col mondo musicale italiano e internazionale un complesso da camera avendo come sede una regione piccola e al tempo non attrezzata per questo modo di fare cultura.

Nati come diretta emanazione della Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli”, essi si costituirono come un’associazione autonoma acquisendo successivamente la forma di una struttura operativa e istituzionale anche grazie al sostegno del Ministero per il turismo e lo spettacolo (l’attuale Ministero per i beni e le attività culturali), della Regione Abruzzo, della Provincia dell’Aquila e del Comune dell’Aquila.

Nel corso degli anni l’Associazione è riuscita ad adeguarsi ai cambiamenti mantenendo sempre alta la qualità di quelli che sono gli elementi costitutivi della propria ragione sociale che si identifica per l’appunto nel complesso, da sempre costituito da “cavalli di razza”.

Pasquale Mirra. E’ considerato ormai senza ombra di smentita,  uno dei vibrafonisti più interessanti della scena nazionale ed internazionale sempre più presente nei più rinomati cartelloni  nei suoi multiformi progetti che spaziano dal jazz alla world-music, dal funk/afro/jazz mix dei Mop Mop (personalmente selezionati da Woody Allen come parte della colonna sonora di’ To Rome with Love’) alle sperimentazioni con jazzisti del calibro di Hamid Drake. Ha studiato presso il Conservatorio di Salerno e successivamente  si è laureato presso il Conservatorio Statale di Bologna. In ambito didattico da circa sette anni lavora come esperto e collaboratore esterno nelle scuole primarie di Bologna, svolgendo laboratori di strumenti a percussione (con Danilo Mineo, ‘I linguaggi che uniscono’ che proprio il Festival di  Ravello ha  patrocinato) costruiti unicamente con materiale riciclato cercando di sensibilizzare i bambini riguardo l’importanza e la funzione che qualsiasi oggetto possa avere terminata la sua funzione primaria, in cui si spiega e si dimostra come costruire i diversi strumenti e in seguito, con la loro collaborazione inzia la produzione di strumenti riciclati: tamburi, clavi, glockenspiel, cespoli, guiri, cajon, maracas, che in parte restano a disposizione della scuola e delle future generazioni, collabora con il Museo della Musica di Bologna,e con L’Antoniano di Bologna ha partecipato alla realizzazione del progetto Tamino, rivolto ai bambini diversamente abili. Vanta collaborazioni di grande spessore umano e artistico, con grandi improvvisatori della scena mondiale, tra i quali: Michel Portal, Hamid Drake, Fred Frith, Ballakè Sissoko, Nicole Mitchell, Zeena Parkins, Ernst Reijseger, Rob Mazurek, Samba Tourè, Butch Morris, Aziz Sahmaoui, Tristan Honsinger, Michael Blake, Lansinè Kouyatè, Hervè Samb, Mederic Collignon, Jeff Parker, Josh Abrams, Oumar Tourè, Napoleon Maddox, Billy Bang, Harrison Bankhead, RenEe Baker, Charles Hayward, Aly Keita, Fadimata Wallet Oumar, Viktor Toht, Jeb Bishop Gianluca Petrella, Roy Paci, Domenico Caliri, Fabrizio Puglisi, Antony Joseph.

Dal 2008 lavora stabilmente con il noto percussionista americano Hamid Drake con il quale suona e ha suonato in diversi progetti partecipando a numerosi festival in America (Vision Festival NY, Hip Fest New Orleans) e in Europa.

E’ membro del Collettivo Bassesfere, associazione per lo sviluppo e la diffusione della musica improvvisata e di ricerca.

Hamid Drake, brillante, sensibile, infinitamente ritmico, intelligente, spirituale e potente batterista di Chicago. Nato a Monroe in Louisiana nel ‘55, la sua famiglia si trasferisce ad Evanston–Chicago qualche anno dopo, proprio mentre un altro musicista, faceva lo stesso tragitto, con la propria di famiglia: Fred Anderson. Hamid si è immerso fin da adolescente nell’ascolto R&B e funk, di tutto il Motown, Stax e Atco. Ha iniziato a suonare in rock and R&B bands, ancor giovanissimo, attirando l’attenzione di Fred Anderson col quale dal 1974 in poi si instaura una collaborazione professionale che diviene sempre più stabile. È lo stesso Fred Anderson che lo introduce presso Douglas Ewart, Gerge Lewis e gli altri componenti dell’AACM ( Chicago’s Association for the Advancement of Creative Musicians). Le sue influenze musicali più significative per quanto riguarda le percussioni risalgono a quel periodo, ovvero ad Ed Blackwell, Adam Rudolph, Philly Joe Jones, Max Roach, Jo Jones. Altro incontro fortunato è quello con Don Cherry da cui scaturirà un’altra avventura musicale duratura. Dopo aver conosciuto Don Cherry, Hamid ha viaggiato molto al suo seguito in Europa, occasione per dedicare più tempo all’esplorazione dell’infinito universo percussivo, condividendo profondamentecon Don Cherry il significato della spiritualità applicata alla musica e delle sue infinite possibilità di trasformazione ed evoluzione. Negli anni è stato inventivo supporto ritmico di lungimiranti artisti tra cui Borah Bergman e Peter Brotzmann, con il quale ha suonato in quartetto con William Parker e Toshinori Kondo, MArylin Crispell, Pierre Dørge, il pianista compositore norvegese Georg Gräwe, Herbie Hancock, Misha Mengelberg, Pharoah Sanders, Wayne Shorter, Malachi Thompson, David Murray, Archie Shepp, Bill Laswell, Gigi, Herbie Hancock, Nicole Mitchell, Michel Portal, M. Zerang con cui celebra dal 1991 il Solstizio d’Inverno, Kent Kessler e Ken Vandermark nel DKV trio. Negli ultimi anni nonostante i molteplici impegni di lavoro, dedica sempre più, parte della sua attività a progetti perso­nali quali Bindu, Indigo trio (con Nicole Mitchell ed Harrison Bankhead) duo con Michel Portal, con Iva Bittova, e collabora con alcuni tra i più interessanti musicisti del panorama italiano (Pasquale Mirra, Antonello Salis, Paolo Angeli).

Danilo Rea. La sua storia in musica (Vicenza 9/8/1957) nasce tra le pareti della sua casa romana dove l’incanto per i vecchi vinili di Modugno è più forte, a due anni, di qualsiasi gioco. Il vero gioco è suonare il piano. E la passione diventa studio al Conservatorio di Santa Cecilia, dove si diploma con il massimo dei voti.  Studi classici, rock e pop influenzeranno la formazione del pianista e convergeranno attraverso il jazz, la sua vera passione, in uno stile inconfondibile ed unico composto da due ingredienti: melodia ed improvvisazione. Diventa presto ricercatissimo dai principali cantautori e artisti pop italiani e collabora con Mina, Claudio Baglioni, Pino Daniele, Domenico Modugno, Fiorella Mannoia, Riccardo Cocciante, Renato Zero, Gianni Morandi e Adriano Celentano. Ancora oggi è considerato il pianista di fiducia di Mina che lo rivuole accanto a se in una rarissima ed eccezionale ripresa dal vivo nel suo studio di registrazione a Lugano nel 2001. Come pianista jazz l’esordio è nel 1975 con il Trio di Roma insieme ad Enzo Pietropaoli e Roberto Gatto. Negli anni ’80 fa parte del quintetto di Giovanni Tommaso e del gruppo dei Lingomania di Maurizio Giammarco. Si afferma ben presto grazie al suo talento e suona con i più grandi nomi internazionali come Chet Baker, Lee Konitz, Steve Grossman, Bob Berg, Phil Woods, Michael Brecker, Tony Oxley, Joe Lovano, Gato Barbieri, Aldo Romano, Brad Meldahu, Danilo Perez e Michel Camilo. Nel 1997 fonda con Enzo Pietropaoli e Fabrizio Sferra Doctor 3, il trio che per oltre dieci anni calcherà i più importanti palcoscenici jazz italiani ed internazionali con esibizioni in Europa, Stati Uniti, Sudamerica,Cina. A partire dal 2000 l’artista trova proprio nella dimensione in Piano Solo il momento ideale per dare forma al proprio universo espressivo e al suo talento naturale per l’improvvisazione. Le idee che convergono nelle performance sono delle più varie, dai capisaldi del jazz alle canzoni italiane e alle arie d’opera. Il suo primo lavoro da solista è Lost in Europe (2000) composto durante un tour in Europa a cui segue Lirico (2003), dove il pianista miscela musica lirica e jazz, improvvisando sui temi operistici e facendone emergere la grande attualità. Seguono Solo (2006) ed Introverso (2008) dove Rea si cimenta con sue composizioni inedite di piano solo, per arrivare al recente A Tribute to Fabrizio de André, inciso per la prestigiosa etichetta tedesca ACT nel 2010, dove l’artista rende omaggio al grande cantautore e poeta italiano. Danilo Rea ha suonato nei più noti Festival Jazz in Europa, Usa, Canada, Messico, Brasile, Argentina, Senegal, India, Giappone, Cina, Corea ed Australia. Si è esibito nei luoghi più prestigiosi del mondo come il Gugghenheim di New York e di Venezia con il Concerto in onore di Peggy Gugghenheim (2008). Espressione del miglior Made in Italy in ambito internazionale, è stato scelto tra i musicisti rappresentativi del Jazz Italiano all’Expo di Shanghai in Cina (2010). Il pianista italiano ha suonato con tutti i big del jazz italiano ed è sempre una presenza costante delle manifestazioni Umbria Jazz in Italia e nel Mondo. Tra le sue più recenti esperienze va ricordata la partecipazione, insieme ad altri, con Gino Paoli al progetto Un incontro in Jazz, che dal 2007 calca i più importanti palcoscenici musicali e teatri italiani ed il duetto con il trombettista Flavio Boltro. Con quest’ultimo Danilo Rea ha recentemente inciso Opera per l’etichetta tedesca Act. Attualmente il famoso pianista italiano insegna anche al Dipartimento Jazz del Conservatorio di Santa Cecilia in Roma. Recentemente è stato nominato Direttore Artistico di Cecina Eventi.

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