Le Interviste di Allinfo.it : Appino (@ZenCircus)

Andrea Appino

E’ uscito  Grande raccordo animale” (Picicca Dischi / La Tempesta / Sony Music), il nuovo disco solista di APPINO. Arriva a due anni di distanza dal precedente “Il Testamento”, che gli è valso una Targa Tenco come miglior opera prima.

Grande raccordo animale” per Appino è un carnevale di emozioni e persone, di sapori mediterranei riportati nel regno del nostro caos italico.
Poiché ci ha incuriosito abbiamo pensato di intervistarlo.

Come nasce la costruzione di questo secondo approccio alla tua carriera di solista?

Come progetto di sperimentazione che mi ha portato a scegliere percorsi differenti da quelli fatti  con gli Zen e dà senso al mio viaggiare, da solo, in giro per il mondo. Vuoi per necessità (per trovare la verità) vuoi, anche, per mio piacere personale. E così come per “Testamento “album con cui ho voluto dare uno schiaffo, in termini di sonorità, a chi mi ascoltava, anche in Grande Raccordo Animale sono partito dall’idea di dare uno schiaffo, prima di tutto , a  chi aveva apprezzato Testamento e, ancor prima, di far mancare la terra sotto i piedi  a chi pensava che il disco potesse ricordare  gli Zen. A tal proposito, per riuscire a dare più luce a G.R.A.  sono finito, prima in Nord Africa per scriverlo e, poi,   a New York per terminarlo.

Come mai questa attenzione per il continente africano?

Era da tempo che ascoltavo musica africana ed era inevitabile che, prima o poi, venisse fuori questa mia attenzione verso quei generi musicali che rappresentano meglio questa terra.

A proposito di far mancare la Terra sotto i piedi :Uno dei grandi piaceri della vita sta nel fare quello che la gente dice che non riuscirai a fare.”  (Walter Bagehot, giornalista britannico).  Che ne pensi?

Penso che sia  doveroso.
Come dico nell’ultimo brano del disco  intitolato “Tropico del Cancro”  è importante “Non farsi mai e poi mai trovare  Dove tutti ti vogliono aspettare” Questo anche per dire che  lavoro per  fare musica vera, vicina il più possibile alla mia verità e a quello che voglio fare. Anche perché non paga scrivere canzoni sulla base di quello che si pensa  possa piacere. Credo proprio  che il pubblico che si sia  ritrovato ad ascoltarmi e ad apprezzarmi   abbia capito bene quello che intendo e intendevo dire.

Visto che usi la parola animale qual è l’anima di G.R.A.?

Il viaggio. In tanti anni spesi a viaggiare per musica ho deciso di fare dei viaggi di piacere con l’intenzione di non scrivere per niente. Ad un certo punto però  il viaggio mi ha provocato l’urgenza di  scrivere. Ecco che l’opportunità di viaggiare mi ha regalato  quella prospettiva che poi ho trasferito tutta dentro  Grande Raccordo Animale.

Ogni viaggio che si rispetti  porta con  sé nuove fotografie. Ti ricordi la prima fotografia che ha fatto da scintilla alla scrittura di questo disco?

Quella delle grandi Dune di Maspalomas, nell’arcipelogo delle Canarie. Mentre mi trovavo lì  ho perduto mia madre. Era un luogo nel quale volevo portarla per restare soli assieme. Tra quelle Dune  ho maturato la mia passione per la fotografia vera. Le foto che ho scattato si sono poi tramutate in quelle parole che ho raccolto durante la scrittura del testo di  Ulisse. Ulisse è ambientato proprio lì.  Però, in verità, c’è una seconda immagine alla quale sono molto legato e ricorda il mio arrivo a New York. E’ una città che mi ha sorpreso  in quanto non mi aspettavo di trovare una città portuale con tanto di  Gabbiani. Che poi i gabbiani sono una costante della mia vita a Livorno. Sentirsi a casa è stato un attimo. E scrivere “New York” è stato altrettanto facile.

La tua attenzione verso  l’estero ti ha condizionato  dal punto di vista musicale?

Il disco è nato musicalmente ancor prima di affrontare fisicamente il viaggio. Sono convinto che  un luogo   non possa  modificare ciò che sta  già dentro. Sicuramente viaggiare mi ha aiutato a capire  cose  del sottoscritto che non avevo compreso e questo è stato utile.

Hai trovato risposte?

In realtà non ho trovato grandi risposte, di contro, solo tante verità.

I live sono utili in questo processo di nuova consapevolezza?
Sono anch’essi un viaggio nel viaggio?

Gli Zen sono perennemente in tour e il live è un momento di verità, di confronto tangibile. Io soffro di un problema assurdo che mi fa sentire vivo solo quando sto sul palco. E i viaggi  mi hanno educato a sentirmi vivo senza dovermi esibire per forza per continuare ad esserlo.

Gli altri artisti del gruppo degli Zen come hanno  accolto questo disco?

Il loro giudizio è stato positivo e sono stati i primi ad ascoltarlo,  essendo noi abituati  a condivire ogni nostra esperienza. Agli Zen questo disco ha fatto bene perché credo sia arrivato il momento adatto per   rispettare una pausa di riflessione. Chissà, a breve,    porterà il gruppo a sentirsi  più carico e pieno di voglia di suonare live.
Non ti nascondo che mi fa bene sapere che i ragazzi mi supportino e che anche il pubblico sia sulla stessa lunghezza d’onda.

E’ stato difficile chiudere questo disco? Lo è per ogni tua esperienza discografica?

Ogni volta che c’è da finire un lavoro se c’è un momento che anelo è proprio quello  della chiusura del disco. E ogni volta che lo si stampa mi concendo il rito   di distruggere la prima copia fisica. E’ un rituale che gli Zen rispettano da sempre. Tanta è l’energia e la voglia di raccontarsi che è uno spreco di tempo ritardare la pubblicazione.

Ci colpisce la copertina del disco. Ti piace la tua nuova immagine?

Quando l’ho vista per la prima volta, tra le tante, ho percepito subito quel profondo senso di solitudine che è, poi, il filo rosso che lega le storie di “G.R.A.”  : la solitudine.

Potremmo definire G.R.A. un rimedio contro la solitudine? Ti ha aiutato a sentirti meno solo?

Penso proprio di sì perché quando scrivi spesso vivi una condizione che ti porta a cercare altre solitudini che poi è la condizione massima per trovarsi.

Ben venga la solitudine?  Diciamo di sì

Umana e animale (nel senso di anima) in questo Grande Raccordo Animale che è un po’ come il GRA di Roma: un’umanità sempre in movimento.

E…

Questa è difficile… Sento di riuscire a lanciare messaggi solo quando canto. Solo in quel modo riesco a farlo come voglio.

di Giovanni Pirri

 

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